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GABRIELE PULCINI

GABRIELE PULCINI
GABRIELE PULCINI
Foto di Ilaria Maglioccheti Lombi
GABRIELE PULCINI
GABRIELE PULCINI

Sento sempre qualcosa che agisce potente dentro di me camminando per Centocelle, una sensazione cui non so dare nome. Arrivata al Forte incontro Gabriele Pulcini, laurea in Comunicazione Pubblica e d’Impresa. Occhi brillanti, mi racconta del Forte Prenestino, costruito dal 1880 come uno dei 15 avamposti collocati sulle strade consolari a difesa di Roma. Il bastione già a fine 800 non è più funzionale, visto l’avanzamento della tecnologia militare. Diviene caserma, quindi abbandonato fino all’occupazione del 1986, quando muta in C.S.O.A. Poi un baleno sbuca dai suoi occhi. Gabriele ha una storia da raccontare. Ha i tratti salienti del viaggio fisico perché ne rimanga memoria e della sensibilità che solo la grana fotografica consente. Due binari che procedono paralleli alla ricerca dell’autenticità, trama del progetto fotografico che Gabriele vuole realizzare sul luogo che frequentava da ragazzino e che ha riscoperto nel 2013, tornato da un interrail in solitaria con la sua Nikon D60. “Per trovare cose fantastiche bisogna avere la capacità di guardare oltre il proprio naso”, mi dice. E il Forte è un coagulo di storie, attraversato da quella autenticità che solo nell’arretratezza dei paesi dell’Est Europa è riuscito a scorgere. “In contrapposizione alla disneyzzazione che rende neutri i luoghi e la presenza umana, in cui il valore aggiunto sorpassa quello del luogo”, il Forte e il quartiere che lo contiene (Prenestino-Centocelle) vedono, nonostante i mutamenti dei decenni, la presenza umana ancora come valore aggiunto. La rosticceria di una volta, la trattoria storica, il baretto. La domenica, dalle tredici, un deserto di strade tra profumo di lasagne e aranci. Il posto autentico dell’infanzia, ecco la sensazione potente a cui finora non ero riuscita a dare un nome.

La storia è stata raccontata da Maria Teresa Sammarco, scrittrice.

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