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GABRIEL BENIGNI

GABRIEL BENIGNI
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Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
GABRIEL BENIGNI
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Forse, più ancora che alla poetica crudele e insieme pietosa delle borgate pasoliniane, più che a certe pellicole di Moretti, Fellini e Verdone, per raccontare il rapporto di amore disperato e odio concreto che i romani provano per la propria città si può ricorrere al celeberrimo recitato di Remo Remotti in Mamma Roma, addio. Una frattura tra abitanti e luoghi abitati, molto evidente nelle periferie e aggravata dalle difficoltà del dialogo tra le culture, che progetti come quello di Mammaroma TV tentano di saldare. L’idea è semplice ma ardita: dare vita a una piattaforma e darla in mano a giovani a cavallo della maggiore età, tutorandoli dopo averli formati nelle mansioni di una produzione televisiva - regia, conduzione, scrittura dei testi - e lasciando loro ampia autonomia creativa nella narrazione di sé e del quartiere che li ospita. Si punta sul lavoro di gruppo e sulla diversificazione della proposta, che abbraccia ogni aspetto della vita del quartiere: dall’arte al mondo del lavoro, dall’informazione cronachistica al dibattito. Una versione aggiornata delle tv locali, che sfrutta la soggettività e i linguaggi giovanili per favorire una nuova consapevolezza del territorio e l’integrazione interculturale, in particolare quella dei ragazzi appartenenti alle cosiddette seconde generazioni.

Attraverso i social network, poi, le singole esperienze del portale trovano infiniti riverberi e connessioni che consentono non soltanto la creazione di una vera e propria città virtuale ma anche l’esportazione della filosofia del portale al di fuori del territorio cittadino.
Non che si auspichi un bieco campanilismo ma un sano orgoglio  dell’ambiente abitato, una coscienza del ruolo attoriale dei giovani attraverso l’affrancamento dallo stereotipo e dal pregiudizio.

La storia è stata raccontata da Simone Ungaro, scrittore.

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