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FRANCESCO BONESI

FRANCESCO BONESI
FRANCESCO BONESI
Foto di Antonio Barrella
FRANCESCO BONESI
FRANCESCO BONESI

Alla mia prima lezione di letteratura italiana all’Università l’argomento era il passaggio dal latino al volgare.

Fresco di studi liceali mi aspettavo una sfilza di classici cristiani, di traduzioni in volgare, ma sono stato sommerso da una serie di scritture, che mi hanno reso il medioevo improvvisamente quotidiano.

Risulta incredibile, ma persino negli anni in cui Dante o Petrarca vergavano pagine con versi immortali, altri uomini macchiavano mura, insegne e porte con scritture che per caso sarebbero passate in pieno anonimato nel corso della Storia, testimoniando i mutamenti linguistici.

Così ho scoperto l’Indovinello veronese e, ancora più antiche, le iscrizioni sulle mura di Pompei ed Ercolano …

Atti vandalici e oscene confessioni amorose si sono alternate a insegne che comunicano luoghi, usi e costumi di un mondo. Ma, se il presente fosse trattato con la passione tassonomica della filologia e dell’archeologia classica, quale sarebbe il ritratto del mondo contemporaneo?

Non so se questo sia stato il punto di partenza di Francesco Bonesi, ma di certo ne è il risultato.

In una maniera del tutto atipica Roma type è una specie di mappa di Roma senza riferimenti urbanistici, una mappa composta esclusivamente dai segni e dalle loro evocazioni. I segni sono insegne, fregi e incisioni e le evocazioni ne sono i relativi rimandi.

Infatti, si potrebbe dire che la Roma di Bonesi sia una Roma in realtà massimamente aderente ai dati presenti. Si compone pertanto di luoghi tipicamente romani.Ma, per accumulo, questi luoghi trasformano la Roma di ogni giorno in una Roma sognata che talvolta appare antica, talvolta modernissima, altre volte futura.

La storia è stata raccontata da Nicola Ingenito, scrittore.

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