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Francesca Rotolo

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Foto di Antonio Barrella
Francesca Rotolo
Francesca Rotolo

“C'era una volta, tanto tempo fa…” Inizia così un viaggio condiviso, una relazione empatica e affettiva, un percorso di crescita che si nutre di emozioni universali. Il rapporto unico tra un genitore e un figlio. Ma quando le identità sono cancellate dalla detenzione, a partire dalla paternità, è ancora possibile? Sono centomila i bambini che entrano nelle 213 carceri italiane per incontrare i propri genitori reclusi. Come riallacciare i fili recisi, riprendere il cammino interrotto?

“Raccontando una fiaba”. Ne è convinta Francesca Rotolo, 30 anni, regista, direttore artistico dell'Associazione MAST Officina delle Arti, responsabile del progetto Liber Liberanti. Sa cosa significa portare il teatro in carcere. Ha lavorato come aiuto regista di Fabio Cavalli nel Giulio Cesare alla prova, è stata actor-coach sul set del film Cesare deve morire dei Taviani. Conosce la magia del teatro nella reclusione, l'ha sperimentata sulla sua pelle. “Volevo avviare un percorso personale, creare qualcosa di mio”. Ha potuto realizzare il suo progetto nel carcere femminile di Rebibbia. Un laboratorio che propone una lettura scenica di fiabe e favole con le detenute. Si comincia con la lettura, poi si passa all'improvvisazione, stimolando la memoria, le libere associazioni. Le donne di Rebibbia si mettono in gioco: ironiche, disposte ad analizzarsi, a entrare in contatto con le proprie emozioni rimosse. Con loro nasce un percorso di riscrittura e di rivisitazione delle fiabe, per realizzare letture drammatizzate e messa in scena di testi scritti da loro stesse. Un analogo percorso viene avviato con i detenuti del Carcere di Cassino, i padri. Percorsi di senso in cui avvengono “cose straordinarie”.

Ma Francesca vuole di più. Per la prima volta le case editrici entrano negli edifici di pena: per raccontare i loro progetti editoriali e aiutare i reclusi a scegliere i testi per i bambini. Il sogno: “Portare le carcerate a fare i reading fuori da Rebibbia. In Italia questo non è mai successo”.

La storia è stata raccontata da Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti, scrittrici.

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