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Francesca Di Meo

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Foto di Antonio Barrella
Francesca Di Meo
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La creatività messa al servizio delle persone: è questo l’imperativo che Eyes Made Studio sembra suggerire con i suoi molteplici progetti volti al beneficio della persona umana.

In particolare, Eyes Made nasce come progetto dall’omonima cooperativa sociale che genera innovazione, valorizzando le numerosissime abilità che risiedono e si potenziano nelle persone con disabilità uditiva.

Le persone sorde, proprio oggi che le nuove tecnologie e i visual media sono incentrati in gran parte sull’utilizzo delle immagini, risultano essere una grande ricchezza per il settore creativo, in virtù delle loro spiccate capacità visive. L’inclusione culturale della comunità sorda è al centro dell’attenzione di Eyes Made Studio, col quale Francesca Di Meo, rappresentante legale della società, insieme ai suoi colleghi (Elena Danesin, Deborah Donadio, Luigi De Negri e Silvia Palmieri) si propone di garantire su un territorio quanto più vasto possibile la presenza di prodotti e servizi per la comunicazione accessibile.

Al fianco di questo ambizioso e lodevole progetto, vi è anche la volontà di far conoscere e valorizzare l’aspetto non solo pratico, ma anche culturale della lingua dei segni.

Per poter accedere appieno a una qualunque cultura, infatti, bisogna prima di tutto affrontare la lingua che di quella cultura si fa custode e questo concetto lo ha espresso in maniera esemplare la scrittrice statunitense di origini bengalesi Jhumpa Lahiri nel libro “In altre parole”, bellissimo titolo che potrebbe calzare anche per il progetto di Eyes Made Studio.

L’offerta sul mercato italiano di prodotti audiovisivi in lingua dei segni è resa possibile grazie alla distribuzione delle opere presentate al Festival Internazionale del Cinema Sordo Cinedeaf.

Come esemplificato dai soci della cooperativa, i contenuti video distribuiti contengono materiale educativo, commerciale, comunicativo in Lingua dei Segni Italiana e sono realizzati attraverso la ‘lente sorda’. 

La storia è stata raccontata da Giorgio Ghiotti, scrittore.

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