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Daniela Galluzzo

Daniela Galluzzo
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Favole di legno
Daniela Galluzzo
Daniela Galluzzo

Una passione più che un lavoro quella di Daniela Galluzzo, artista calabrese, trasferitasi a Roma per inseguire il suo maggiore sogno: plasmare il legno. Ispirata dalla tecnica dell’artista Massimo Sansavini, Daniela si approccia a questo materiale in un modo quasi ‘fanciullesco’ , come lei stessa ama sottolineare citando una frase di Tom Robbins: “Non è mai troppo tardi per farsi un’infanzia felice”.

Quando è iniziata la tua passione per il legno?
Mentre preparavo la mia tesi all’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria. È stato in quel periodo che ho conosciuto la tecnica degli incastri di legno dell’artista Massimo Sansavini. Da è scoppiato questo amore artistico che mi ha portata poi a trasferirmi a Roma.

La tua è una scelta categorica: lavorare solo il legno. Perché?
Mi piace questo materiale perché è plasmabile, morbido, puro e proviene dalla natura. Insomma il legno è il legno! Le sue caratteristiche mi permettono di realizzare lavori di diverso tipo: quadri, calamite, specchi, lampade e in generale complementi d’arredo.

Il tuo stile è anche il tuo marchio di fabbrica. A cosa ti ispiri?
Traggo ispirazione dal mondo dell’infanzia, dai nostri sogni che spesso rimangono intrappolati nel grigiore e nei doveri della vita quotidiana. Cerco di risvegliare la parte fanciullesca e pura che c’è in ognuno di noi e lo faccio attraverso il colore, che è un altro elemento imprescindibile dei miei lavori.

Chi sono i tuoi principali clienti?
Tutti coloro che non hanno paura di risvegliare la parte infantile nascosta nel loro animo.

Come sei riuscita a trasformare il tuo sogno in realtà lavorativa?
Con tanto impegno e determinazione. Non è facile, ci sono ancora molte difficoltà; è sempre un’impresa arrivare a fine mese e questo perché spesso il mio lavoro viene sottovalutato o comunque pagato meno di tutta la fatica che c’è dietro. Io cerco però di organizzarmi, lavorando da sola e a casa; è qui che, grazie anche alla pazienza dei miei coinquilini, ho creato il mio laboratorio ‘hand made’.

Senza un negozio o laboratorio come ti sei fatta conoscere?
I social network sicuramente mi hanno aiutata, così come il fatto di mostrare i miei lavori in molti spazi espositivi dove riesco a venderli. È importante per chi fa il mio mestiere curare la parte legata alla comunicazione. Anche se resta ancora fondamentale il passaparola: nonostante le infinite possibilità del web, credo che soprattutto all’inizio il passaparola costituisca lo strumento migliore per avvicinare il pubblico ai lavori di un nuovo talento. È così che mi sono stati commissionati i miei primi lavori e tutt’ora continuo a lavorare su commissione.

Qual è stata finora la tua più grande soddisfazione?
Sicuramente vedere i miei clienti felici per il lavoro che ho realizzato mi dà molta soddisfazione. Ma ricordo con particolare emozione il progetto che mi è stato commissionato per un cantante non vedente: creare in rilievo su un pezzo di legno il suo volto. Mi commuove sapere che lui toccando la mia opera riesca a ‘vedersi’.

Progetti e sogni futuri?
Il desiderio più grande è di riuscire ad aprire un laboratorio artigianale tutto mio in questa città. E nel frattempo vorrei iniziare a costruire grandi mobili. Ma questa è un’altra storia!

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