SEGUICI SU
Indietro

Fanny Raponi

Fanny Raponi
Fanny Raponi
Foto di Antonio Barrella
Fanny Raponi
Fanny Raponi

Quando ho parlato con Fanny Raponi, in arte Fannycontrasto, era in Svizzera da quattro mesi: lavorare all'estero le permette di viaggiare, spulciare il mondo e trovare le sue storie.

“La mia famiglia è nel Lazio da 300 anni, ma rimaniamo dei gitani” mi ha detto e poi mi ha raccontato del suo trisavolo, insignito nel 1859 della licenza di lavoratore di oggetti preziosi, e di suo nonno, orologiaio e orafo, del loro negozio storico nel centro di Latina. Solo dopo mi ha detto del Politecnico di Milano, della sua laurea in Industrial Design, dello stage dal designer Fabio Cammarata e di come lui l'abbia (ri)condotta all'arte di creare i gioielli, dei tanti luoghi che hanno accolto le sue opere: dal Castello Visconteo di Trezzo sull'Adda ai Musei Mazzucchelli di Brescia, passando per il MAD di Sermoneta e il (Fuori)Salone del Mobile.

“L'oreficeria ha saltato una generazione, nella mia famiglia – mia madre non la esercita e mio nonno non ha fatto in tempo a insegnarmela – ha dovuto percorrere una strada più lunga per arrivare a me”.

Fanny dipinge, fotografa, scrive, cerca di rappresentare il mondo così come lo vede e, grazie ai gioielli, le pietre, i tagli, le piegature, le contaminazioni, grazie alla sua prima collezione Chi ha rubato l'argenteria? ha trovato il modo di esprimere la poetica cardine di tutte le sue opere: la stratificazione delle storie, la riscrittura della vita sulla vita che è già stata. “Volevo sperimentare, ma non avevo i materiali, allora mia madre mi ha dato sottobicchieri, ciotole, cose in argento che nessuno avrebbe più comprato e io le ho trasformate, cercando di non cancellare la loro storia”.

Le opere di Fanny, anche nelle collezioni successive (Dal mare, Rock Vittoriano, Petali e le altre), si basano tutte sul contrasto tra la fuga e la tradizione: viaggiare per restare, cercare le storie per poi portarle dentro a quello che già siamo, raccogliere i segni del passato per raccontarlo o inventarlo, plasmare la materia per renderla preziosa.

La storia è stata raccontata da Elisa Casseri, scrittrice

- SPAZI E LAVORI -