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Emilia Capogna

Emilia Capogna
Emilia Capogna
Foto di Antonio Barrella
Emilia Capogna
Emilia Capogna

«Eravamo un gruppo di ragazzi di Terracina con la passione per la fotografia; abbiamo deciso di realizzare una mostra fotografica in cui esporre ognuno i suoi scatti. Diversi scatti e dunque diversi punti di vista, ma su identici soggetti, per sottolineare le peculiarità e le sensibilità di ognuno. In quella mostra ho esposto per la prima volta le mie foto». Emilia Capogna ci racconta con grande semplicità e passione l’inizio di un percorso che la sta accompagnando lungo una strada ricca di soddisfazioni. C’è un tipo di bellezza tutta da scoprire, in ombra, lontano dalle grandi città, custodita nei territori meno esplorati ed esposti del nostro paese. Le fotografie di quella prima mostra avevano come tema il territorio di Terracina. Da allora, Emilia è tornata a indagare, macchina fotografica alla mano, quegli stessi luoghi, la provincia Laziale, con lo stesso desiderio: valorizzare la sua terra e l’attività di coloro che lavorano con la natura.

Negli scatti intitolati “Prospettive”, sono la natura e l’uomo a essere protagonisti, a indicare una possibile via di convivenza. Si alternano scatti di aziende agricole presenti nella provincia di Latina e fotografie di singoli agricoltori. Spiega Emilia: «Per le persone che ho immortalato, avere a che fare con la natura è qualcosa di normale, è un approccio naturale alla vita. Volevo restituire questo nei miei scatti. Sono foto senza filtro, niente di patinato, niente di lavorato». C’è anche spazio per gli animali, sui quali l’occhio di Capogna si posa con ironia e umanità.

Oggi Emilia studia scienze biologiche a Roma Tre, studio che ha ripreso dopo un periodo di pausa di circa 3 anni durante il quale si è dedicata alla fotografia da palcoscenico, collaborando con varie etichette musicali, principalmente su Milano. Alla biologia molecolare e chimica preferisce la zoologia e la biologia ambientale, e i tirocini in riserve naturali rappresentano per lei la ricchezza più grande. 

La storia è stata raccontata da Giorgio Ghiotti, scrittore

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