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ELIO D’ALESSANDRO

ELIO D’ALESSANDRO
ELIO D’ALESSANDRO
Foto di Antonio Barrella
ELIO D’ALESSANDRO
ELIO D’ALESSANDRO

Mi sono detto che il senso ultimo delle promesse sta nel loro essere mantenute. Che deve funzionare un po’ come l’amore, che non esiste davvero se non è corrisposto.

«Per questo l’album si chiama così: perché ogni canzone è una promessa», mi dice Elio d’Alessandro, classe ‘87, frontman e autore del progetto Il Grande Capo, e lì capisco chi è la persona che ho davanti.

Prima avevamo parlato del suo lavoro teatrale, della provincia, di un amore che si era rotto per caso, di Battiato, di Nada, di Giovanni Lindo Ferretti e di Natalia Ginzburg, della casa che aveva lasciato qualche settimana prima e il cui ingresso si trova ironicamente davanti al bar scelto per l’intervista, come fosse una specie di monito.

Quando esclama «promesse» e una specie di velo acquoreo gli copre gli occhi, capisco che chi canta e scrive le canzoni de “Il Grande Capo” è uno che non ha nessuna intenzione di lasciarsi passare le promesse addosso.

Avevo passato la sera e buona parte della mattina ad ascoltare su youtube le canzoni dell’album appena uscito, e quelle vecchie, cercando di capire cosa mi tenesse attaccato lì a canticchiare cose come «il mare è troppo grande, per essere tutto mio»: il ritmo incalzante della voce, o le atmosfere Brit, o i video creati con una qualità assurdamente alta per un progetto nato col crowdfunding.

Tutto era nato in quella casa di San Lorenzo: un gruppo creativo di ragazzi, di amici (Ilaria Tortoriello basso e voce, Stefano Mancini batteria, Giacomo Forte tastiere), che a un certo punto si danno un nome e decidono di non aspettare più il riconoscimento del mondo ma di crearselo da sé.

Era chiaro che mi trovavo davanti a una specie di alchimia perfetta e rara: un attore che si fa latore di un messaggio musicale ma che non si sente arrivato abbastanza da dover giocare la partita di cantautori più furbi e meno preparati, ma che ha davanti una sola immagine di forza e umiltà, un’immagine che è soprattutto un impegno, una promessa da mantenere a sé stessi.

La storia è stata raccontata da Matteo Trevisani, scrittore.

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