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Edward Hopper, una retrospettiva

Edward Hopper, una retrospettiva
Edward Hopper, una retrospettiva
I quadri dell’artista divenuti poster, copertine di libri e citazioni cinematografiche
Edward Hopper, una retrospettiva
Edward Hopper, una retrospettiva | I quadri dell’artista divenuti poster, copertine di libri e citazioni cinematografiche

Ritratti e paesaggi, disegni preparatori, incisioni e oli, acquerelli e immancabili immagini di donne: sei le sezioni della mostra Edward Hopper, a Roma, al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, dal 1 ottobre 2016 al 12 febbraio 2017.
La retrospettiva è un incontro importante con questo celebre artista americano, sfuggente e raffinato, poco avvezzo alla frequentazione del mondo dell’arte ma allo stesso tempo popolare, riconosciuto e amatissimo.

“Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere”.  (E. H.)

Calmi, silenti, luminosi, circa 60 i capolavori realizzati da Hopper tra il 1902 e il 1960, prestati eccezionalmente dal Whitney Museum di New York, tra cui le opere iconiche Le Bistro or The Wine Shop, Summer Interior, New York Interior, South Carolina Morning  e Second Story Sunlight.
Prestito eccezionale è anche il complesso e seducente olio su tela Soir Bleu opera della lunghezza di circa due metri, realizzato da Hopper nel 1914 a Parigi.
All’esposizione delle opere si aggiunge una sezione del tutto inedita, dedicata all’influenza di Hopper sul grande cinema come nei film che hanno per protagonista Philip Marlowe, i lavori di Hitchcock, Psycho e Finestra sul cortile, quelli di Michelangelo Antonioni, fino ai diversi riferimenti hopperiani ne Il Grido, Deserto rosso e L'eclisse.
In Profondo rosso, Dario Argento ricostruisce come “Nighthawks” la sequenza del bar; in Velluto blu e Mullholland Drive, il grande David Lynch s’ispira a molte opere di Hopper, così come Wim Wenders in Paris, Texas e i fratelli Coen in L'uomo che non c'era.
Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il patrocinio della Regione Lazio, in collaborazione con Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, la mostra è organizzata e prodotta da Arthemisia Group con il Whitney Museum of American Art di New York, a cura di Barbara Haskell (dello stesso Whitney) e in collaborazione con Luca Beatrice.

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