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DOPPIOSENSO UNICO

DOPPIOSENSO UNICO
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Foto di Antonio Barrella
DOPPIOSENSO UNICO
DOPPIOSENSO UNICO

La compagnia teatrale DoppioSenso Unico è formata da una coppia di attori buffi e serissimi, profondi e divertenti, molto attenti al linguaggio e al rapporto con il pubblico. Si chiamano Luca Ruocco e Ivan Talarico, sono nati nel 1981 e si conoscono dagli anni del liceo a Catanzaro, città dove, nel 1999 è nata la compagnia. Sono arrivati a Roma per studiare teatro, ora lavorano alla Rampa Prenestina, sede di molte associazioni e gruppi di lavoro, e portano i loro spettacoli per i teatri e per i locali romani e della penisola. Ne hanno realizzati cinque: Viageatruà (2005), Le clamorose avventure di Mario Pappice e Pepé Papocchio (2008), La variante E.K. (2013), gU.F.O. (2014) e Operamolla (2015).

L'impianto scenico è essenziale, il ritmo è veloce, costruito su micro scene, l'umorismo scaturisce dai dialoghi, dai giochi di parole, dalle espressioni degli attori, dall'interazione con il pubblico che determina una continua imprevedibilità delle situazioni. La comicità è spesso amara perché amari sono i temi affrontati: l'alienazione, la solitudine, il suicidio, la malattia. Alienati sono per esempio i gufi, rappresentati grazie a due grandi maschere (create da Tiziana Tassinari). Un uomo e una donna in crisi che si convincono di essere, appunto, dei gufi, e vivono in quella che Talarico definisce “una casa Vianello beckettiana”; una storia sulla solitudine e sulle relazioni. Tra Samuel Beckett e Antonio Rezza, Talarico e Ruocco mettono in scena degli spettacoli divertenti, coinvolgenti e spesso catartici.

Vivono le difficoltà di una piccola compagnia autoprodotta, consapevoli del fatto che il teatro è in via di estinzione, consapevoli del paradosso di questa affermazione, visto che il teatro è uno spazio che, per via del diretto legame con il pubblico, dovrebbe avere invece un posto particolarmente importante fra le arti. Per questo, confessano rispondendo alla domanda Che cosa sognate? “Periodicamente sogniamo di chiudere” anche se poi la passione vince e vanno avanti. E meno male.

La storia è stata raccontata da Paola Soriga, scrittrice

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