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Dario Donato

Dario Donato
Dario Donato
in equilibrio tra funzionalità e bellezza
Foto di Antonio Barrella
Dario Donato
Dario Donato

L'architettura può essere tante cose: un'idea di spazio, una visione del mondo, un punto d'equilibro tra funzionalità e bellezza. Può anche essere una forma di resistenza contro la forza della natura. O un “miscuglio di nostalgia e di anticipazione estrema”, come diceva Jean Baudrillard. Per Dario Donato, ingegnere trentaquattrenne che si è formato negli studi di Massimiliano Fuksas ed Erick van Egeraat, titolare di un'azienda dislocata tra Viterbo e l'Arabia Saudita, è soprattutto un'arte. Anzi, la maggiore delle arti figurative.

Perché progettare, per lui, non significa soltanto disegnare edifici allo scopo di costruirli. Progettare è far passare l'immaginazione attraverso un insieme di vincoli e di calcoli matematici, farla cioè sviluppare da un processo in cui le condizioni ambientali, le risorse economiche, la fattibilità tecnologica, interferiscono e determinano la resa estetica di ciò che si vuole realizzare. È forse per questo che l'arte più vicina all'architettura è secondo lui la fotografia di moda, l'altra sua grande passione, e cioè quel tipo di fotografia dove tutto è prestabilito e artefatto, e dove le emozioni non scaturiscono da un dettaglio di vita colto a caso, ma dal rigore geometrico di un set di posa.

Lo si vede chiaramente in alcuni suoi progetti: il masterplan della Nova Cityvillage di Jeddah, ad esempio, o il Gourmet complex di Molewa, o ancora il padiglione del Südtirol per Expo 2015. In tutti è evidente come l'armonia delle forme sia imprescindibile dal contesto in cui sono modellate, anche quando quell'armonia, come nel caso del Perfect Dream Hotel, sempre a Jeddah, nasce da un contrasto tra bianco e nero, luce e ombra, trasparenza e opacità. È questo il cuore della visione di Dario: la capacità di coniugare bellezza ed emozioni con la freddezza matematica del calcolo – la creatività matematica, come la chiama lui. L'estetica non è questione d'ispirazione, insomma, ma di esattezza, proprio come in una fotografia di Helmut Newton o di Herb Ritts.

 

La storia di Dario Donato è stata raccontata da Giorgio Nisini, scrittore.

 

- SPAZI E LAVORI -
Lo trovi qui: Viale Armando Diaz, 52e - 01100 Viterbo
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