SEGUICI SU
Indietro

DARIO DONATO

DARIO DONATO
DARIO DONATO
Foto di Antonio Barrella
DARIO DONATO
DARIO DONATO

.“Scrivere di musica è come ballare di architettura”. Questa frase è stata attribuita a molti, da Frank Zappa o a Thelonius Monk, ma che non si è mai saputo con certezza a chi appartenesse.

Quando ho chiesto a Dario Donato di parlarmi di quali arti lo avessero segnato nella maturazione dell'esperienza che lo ha portato ai suoi altissimi livelli, mi ha risposto: «Ultimamente penso molto alla danza, al suo linguaggio, a come coniugarlo con la dinamicità dell'architettura. Così come la fotografia, la danza mi dà la possibilità di studiare il corpo e il suo comportamento. La mia architettura, infatti, si muove molto anche sulla quarta dimensione: il tempo».

E allora ho pensato che sì: di architettura si può ballare, così come si può scrivere della musicalità di un ingegnere che fa l'architetto, un professionista che ha lavorato con Fuksas, van Egeraat o con lo studio NBBJ – e poi ha fondato il suo studio di rilevanza internazionale: Spatialconnection(s); un giovane del Lazio che proietta la sua professione in tutto il mondo, con una particolare attenzione al Middle East (Arabia Saudita, Oman, Qatar); un docente di geometria computazionale che parla della crescita dei coralli e della formalità dei linguaggi che si oppongono per raccontare il suo Perfect Dream Hotel di Jeddah.

Ci sono grattacieli nel mondo che hanno le radici a Viterbo: il Bobigny Business Center di Parigi, per esempio, la K2 Tower di Dubai o il Gourmet Complex di Molewa, opere che si fondano su un'architettura che contiene spazi, parole chiave, ossessioni che diventano ponti.

«Questo è il mio business creativo, il mio concetto di perfezione, il processo chiave di tutta la mia idea di mondo».

La storia è stata raccontata Elisa Casseri, scrittrice.

- SPAZI E LAVORI -