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Veronica Piraccini

Veronica Piraccini
Veronica Piraccini
Dalla porpora all’Impercettibile
Veronica Piraccini
Veronica Piraccini

Nata a Bologna, ma residente a Roma dall’età di 3 anni. “Pittori si nasce” dice l’artista e maestro d’arte Veronica Piraccini, “se non fossi nata con questa vocazione, non sarei mai arrivata fino a qui”. È dall’età dell’asilo che Veronica inizia a dipingere, mostrando già allora un talento innato che la porterà a vincere la sua prima cattedra in pittura a 23 anni. Dalla porpora all’Impercettibile, dalla tradizione artistica all’innovazione: è questo il viaggio che ogni giorno Veronica compie nel suo personale modo di concepire la pittura.

Quando hai capito che volevi diventare una pittrice?
Quasi da subito; già dall’asilo dipingevo me di spalle intenta a disegnare su di una tela una qualche figura artistica. Credo di essere nata pittrice, l’insegnamento e tutto il resto sono venuti dopo, sono stati il frutto di questo mio amore per l’arte.

Pittura e insegnamento sono quindi un tutt’uno nella tua vita?
Insegno dall’età di 23 anni quando, finita l’Accademia di Belle Arti di Roma, vinsi la mia prima cattedra in pittura e da allora ho viaggiato tra Milano, Palermo, Frosinone per poi tornare nella Capitale dove oggi sono maestro d’arte nella stessa Accademia dalla quale sono partita.

Qual è la pittura di Veronica?
Secondo me fare arte significa creare opere belle, che insegnino qualcosa e lancino un messaggio al pubblico che le osserva; io nei miei lavori cerco sempre di fondere insieme tradizione con innovazione artistica attraverso l’utilizzo di elementi che in alcuni casi sono stata io stessa a creare.

E cioè?
Negli anni 80-90 ho fondato insieme al poeta Francesco Leonetti e l’epistemologa Eleonora Fiorani l’”Antirappresentazione”, quello che era concepito come un movimento teorico, un nuovo modo di vedere la realtà dentro diversi flussi di comunicazione e attraverso l’utilizzo nei quadri di tracciati, grovigli e puntiformi dentro un’idea di spazio all’interno della quale appaiono le figure e le persone. Poi sono molto legata all’uso della porpora nella mia pittura; un’antica tradizione millenaria utilizzata per tingere le stoffe che io invece ho sintetizzato nei quadri monografi e nei ritratti attraverso l’estrazione di questo materiale da un mollusco marino chiamato Murex. Amo molto la porpora perché non si ossida alla luce anzi appare sempre più splendente riuscendo a tirar fuori un colore che va dal rosso al violetto che è unico.

C’è un’impronta personale che fa distinguere le tue opere da tutte le altre?
Sicuramente l’utilizzo dell’Invisibile; una nuova sostanza chimica, frutto di una lunga ricerca di laboratorio, da me per la prima volta sperimentata in pittura e ribattezzata come “Impercettibile”.

A cosa si deve questo nome?
Al fatto che tale sostanza appare nel dipinto solo in alcune circostanze. Io l’ho applicata ad esempio in una riproduzione a grandezza naturale della Sacra Sindone. In questo caso il telo appare vuoto all’inizio; solo accendendo una particolare luce ultravioletta improvvisamente vi si manifesta l’immagine del Cristo circondato da elementi rossi e blu (dati appunto dall’Invisibile); colori accesi e intensi che invadono il suo corpo e che rappresentano i segni del martirio e dei colpi di flagello da lui subiti nella crocifissione.

Per concludere, pensando ai numerosi giovani che vorrebbero approcciarsi al tuo mestiere, secondo te si può vivere oggi nel nostro Paese di pittura?
Secondo me sì ma ci sono diversi modi di fare arte. Non è sicuramente un periodo facile per la pittura in Italia ma come disse Plinio “il bello dell’arte è che risorge sempre”. Quello che noto è che oggi manca spesso la tenacia di dipingere sempre; è importante inoltre mantenere la propria integrità artistica, il proprio stile e non “prostituirsi” per guadagnare di più. È fondamentale avere e mantenere la propria impronta nella pittura.

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Lo trovi qui: Via Arenula, 16 - 00186 Roma
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