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CHIARA FERRANTE

CHIARA FERRANTE
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Foto di Antonio Barrella
CHIARA FERRANTE
CHIARA FERRANTE

Nella tradizione alchemica, l’Atanor è il forno metafisico in cui bruciare i materiali psichici per liberarsi dalle imperfezioni e raggiungere così un nuovo grado di purezza.

Ogni trasformazione ha bisogno di una ricetta, di un procedimento, di diverse fasi che, passo dopo passo, porterebbero l’alchimista alla conquista interna della pietra filosofale. Fuori si sarebbe rimasti gli stessi, ma dentro sarebbe cambiato tutto.

Spesso i cuochi sono stati visti come moderni alchimisti e i ragazzi che animano il blog di cucina “Light is good” hanno proprio questa come missione: cambiare il contenuto delle più famose ricette ritenute “pesanti” o “junk” e alleggerirlo, riuscendo a mantenere desiderabile la forma e il sapore dei piatti. Quando incontro Chiara, Alessio e Maria (Gabriele è a Cuba, immagino a fare ricerca), mi dicono che l’intuizione del blog è nata come compito per il corso di Social Media Management e Internet Studies, dato che tutti e 4 frequentano la Laurea Magistrale in “Media, comunicazione digitale e giornalismo” della Sapienza di Roma.

Il blog, che conta ormai qualche migliaio di visite uniche e che non propone solo ricette rivisitate dal lato “light” ma anche una sezione di birre a bassa gradazione e frullati, è la scusa per un progetto più ampio, che i ragazzi portano avanti anche dal vivo cucinando per gli eventi universitari in cui vengono ospitati.

«Vogliamo dimostrare che mangiare sano e mangiare bene non devono per forza essere due cose diverse», mi dice Chiara, la mente del progetto, che ha precise ambizioni giornalistiche.

I ragazzi, tutti nati intorno agli anni ’90, riescono a coniugare conoscenze gastronomiche, valori della nutrizione bio e tecniche di marketing, in quello che potrebbe diventare presto molto più che un progetto universitario.

Effettivamente ogni trasformazione alchemica ha esattamente questo, per legge: le cose cambiano e alto e basso possono mescolarsi, solo se credi realmente che abbiano la potenzialità di farlo. 

La storia è stata raccontata da Matteo Trevisan, scrittore.

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