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CENERE

CENERE
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opera di gonzalo borondo
CENERE
CENERE

"Cenere" è la compresenza di due concetti agli antipodi, è come accendere una candela in un cimitero e scegliere di posarla in una nicchia vuota che attende il divenire.

L'inizio la fine è l'inizio la fine è l'inizio la fine è..."

(Gonzalo Borondo)

Con queste parole l’artista spagnolo Gonzalo Borondo racconta il suo lavoro CENERE, realizzato all’interno della cappella funebre del cimitero di Selci, in provincia di Rieti, per la residenza d’arte PUBBLICA, presentato al pubblico nel maggio scorso. Borondo è un artista urbano molto apprezzato a livello europeo. Nato a Valladolid, in Spagna, dal 2011 vive a Roma; la sua arte è vibrante e intensa, come quando utilizza la sua caratteristica tecnica del glassscratching, che consiste nel coprire pannelli in vetro con vernice bianca per poi raschiarne con spazzole e punteruoli la superficie. 

Il viaggio che ci offre Borondo  coincide con la sua volontà di accompagnarci in un più intimo momento di condivisione, trasformando l’intima cappella di Selci in una misteriosa meta di pellegrinaggio dell’arte. In questo luogo, l'artista per circa due anni ha riposto gran parte delle proprie attenzioni, lavorando di nscosto per restituire ai visitatore un luogo dove chiaro è il legame tra l’uomo e l’arte.

Un intervento complicato che alle 8 grandi pitture, nate per descrivere le diverse vie dell’uomo, si sommano altrettante suggestioni fornite dalle 8 lastre di vetro sulle quali padroneggia il simbolo primo della caducità della vita, la candela, e che proteggono e completano quegli spazi pittorici più preziosi. Sul muro circolare che delimita la cappella primeggia una disciplinata scala di gradienti, che dal bianco pavimento monolitico salgono fino a collegarsi ai grigi scuri di un pittorico cielo rinascimentale per poi chiudersi in una sofisticata area centrale realizzata in foglia di oro puro.

Discipline diverse hanno trovato dialogo grazie poi alla luce che l’artista ha immaginato come necessaria combinazione tra i freddi della pittura ed i carnali caldi dei fasci luminosi che circondano il profilo della grande croce centrale e dalla porta disegnata appositamente in vetro e ferro battuto dalla quale entra la luce naturale. Il lavoro si è infine definito grazie ad un manufatto di argilla che in alto circonda la cappella ricordando a coloro che vivranno quel luogo come “La fine l’inizio è

Durante l’inaugurazione è stato presentato anche l’object d’art che contiene la memoria testuale, visiva e materica del progetto: una scatola in ferro battuto, realizzata dalle stesse mani che hanno eretto la porta della cappella, dove sono custodite le suggestioni, le immagini e i materiali che articolano la complessità del luogo.

 

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