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Trilussa

Trilussa
Trilussa
dalla bocca tua cantò l'anima di Roma
Trilussa
Trilussa

Uno dei simboli indiscussi di Roma è Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, che conosciamo meglio come Trilussa, celeberrimo poeta, scrittore e giornalista, amato dai romani per le sue perle di saggezza scritte in romanesco. L’esempio più conosciuto è rappresentato dalla targa situata in piazza Trilussa, che rende omaggio alla poesia “All’ombra”, una delle più caratteristiche.

Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all’ombra d’un pajaro,
vedo un porco e je dico: — Addio, majale! —
vedo un ciuccio e je dico: — Addio, somaro —
Forse ‘ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di’ le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.

Accanto alla targa, quindi sempre nel rione Trastevere – all’altezza di Ponte Sisto - troviamo il monumento celebrativo, ovvero una statua in bronzo realizzata dallo scultore Lorenzo Ferri nel 1954.

Nato a Roma nel 1871, fu battezzato nel rione Campo Marzio, nella Chiesa di San Giacomo in Augusta, la cui progettazione venne affidata all’architetto Francesco Capriani da Volterra, cui subentrò Carlo Maderno.

Nel rione di nascita (Campo Marzio) il poeta viene ricordato con una targa posta dal Comune di Roma nel centenario della sua nascita. Inoltre, a Trilussa è dedicata un’altra targa del rione – in via Maria Adelaide – ovvero davanti alla casa in cui visse.

Se ci spostiamo nel quartiere Tiburtino troviamo il Cimitero Monumentale del Verano, dove Trilussa fu sepolto nel 1950. Anche lì, su una lastra di marmo, possiamo leggere una sua poesia, “Felicità”.

“C’è un ape che si posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne và…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa”.

- LE OPERE -