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BENEDETTA RISTORI

BENEDETTA RISTORI
BENEDETTA RISTORI
Foto di Antonio Barrella
BENEDETTA RISTORI
BENEDETTA RISTORI

«Il mio lavoro si basa sulla tensione che esiste tra una forma, sia astratta che geometrica – come per esempio la testa di una persona o un quadrato – e lo spazio che essa occupa. I concetti fondamentali della mia ricerca stilistica sono: la decadenza, l’abbandono, il vuoto e un nuovo approccio alla bellezza classica».

Basterebbero queste sue nude parole per spiegare appieno la natura dello straniante progetto fotografico di Benedetta Ristori sul Social jet-lag, un’espressione che ci proietta nel mondo capovolto e spesso solitario di chi lavora di notte.

Benedetta scopre la fotografia durante gli ultimi anni di liceo ma è solo quando approda alla facoltà di Lettere e Filosofia che capisce di voler fare di questa passione una professione. Abbandona dunque l’università, crea uno spazio (“un vuoto”) per riempirlo delle immagini da lei stessa fotografate. Studia, cerca la sua cifra stilistica.

E nel 2015 nasce Lay Off. Un progetto “in progress” che ha visto la sua prima luce in Giappone, «luogo perfetto per iniziare a raccogliere materiale fotografico sui lavoratori notturni. In questo angolo di mondo essi sono infatti caratterizzati da una dedizione e un rigore che li rende, per lo meno in apparenza, impassibili di fronte a orari e turni sregolati».

Immagini delicate e al tempo stesso emotivamente forti, miniature di solitudini nel buio.

La ricerca di Benedetta non si ferma dopo l’esperienza giapponese, e in Lay Off compaiono anche immagini colte a New York e in Bosnia Herzegovina.

Un cammino le cui prossime tappe saranno la Cina e l’Italia, che non si ferma e che vuole dare una visione quanto più possibile globale e attenta alle differenze tra paesi.

La storia è stata raccontata da Ginevra Lamberti, scrittrice.

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