SEGUICI SU
Indietro

Maurizio Rizzuto

Maurizio Rizzuto
Maurizio Rizzuto
I Percussion Voyager sono un duo di percussionisti che coniuga esperienze di musica contemporanea e improvvisazione jazzistica
Foto di Alessio Felicioni
Maurizio Rizzuto
Maurizio Rizzuto
Musica contemporanea, indiana e giapponese: questi sono i Percussion Voyager, un duo nato nel 1998. A dispetto del nome, i due musicisti sono italiani: Matteo Scaioli è nato a Ravenna, mentre Maurizio Rizzuto è romano. Incontriamo quest’ultimo alla fine della sua lezione allo IED (Istituto Europeo di Design), dove tiene un corso di sound design.
 
Come nascono i Percussion Voyager?
Siamo il frutto di una collaborazione finita bene. Nell’ottobre del 1998 Matteo mi chiese di partecipare a un suo progetto. La cosa funzionò e decidemmo di proseguire l’unione, trasformandola in qualcosa di duraturo. 
 
Che tipo di spettacolo è il vostro?
Il nostro è uno spettacolo di percussioni ed elettronica di grande impatto emotivo. Uno spettacolo in cui domina una grande cura per il dettaglio, ma che non disdegna di lasciarsi andare a magiche improvvisazioni. Il nostro è un palco interamente formato da strumenti a percussione, montati su strutture realizzate per l’occasione.
 
Quale è stato il tuo percorso artistico?
Lo potrei definire un percorso a tappe. Ognuna importante e formativa. Tanta musica, conservatorio, e tanto jazz fino ad arrivare alla musica elettronica. Gli inizi, poi, sono stati quelli classici da batterista nei club di Roma. Al conservatorio dell'Aquila mi sono diplomato in Strumenti a Percussione. Dopo il diploma, all'attività di batterista ho affiancato quella di percussionista, fondando prima il gruppo Bemiànos e successivamente il GADA ensemble, con il quale ho preso parte a vari Festivals Internazionali di Musica Contemporanea. È un periodo intenso per il jazz romano. In questi anni, infatti, ho avuto la fortuna di fare una serie di tournee con molti jazzisti di fama mondiale come Steve Turré, George Garzone, Harvie Swartz, Gary Bartz.
 
Un percorso importante, che però non ti ha impedito di avviare collaborazioni anche in altri ambiti artistici. 
È vero, mi piace spaziare da un ambito all’altro. Negli anni ho partecipato a molti progetti cinematografici e stretto una collaborazione proficua con Sabina Guzzanti per la quale, insieme a Riccardo Giagni, ho curato la parte musicale dello spettacolo teatrale “Reperto Raiot”, le musiche del film “W Zapatero!”, partecipando alla “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia” e al “Sundance Film Festival”. Nel 2007 ho scritto le musiche per il film “Le Ragioni dell’aragosta” e le musiche della trasmissione “Tv Raiot”. Tra il 2009 e il 2010 abbiamo fatto lo spettacolo teatrale “Vilipendio” e il film “Draquila” presentato al “Festival de Cannes”. Ho lavorato anche alla produzione dello spettacolo “Giocare col Mondo” di Pier Francesco Loche e con Matteo Garrone per il film “Reality”, realizzando alcune musiche del film.
 
Cinema e poi?
Oltre che Percussion Voyager, il mio presente è rappresentato dagli Ordinary Dreams, un duo composto da me e dalla cantautrice Paola Canestrelli. Ora è in uscita il primo disco, con il primo singolo, “Don’t Let Me Go”, già in radio  e nella colonna sonora del film  “Smetto Quando Voglio”. È un progetto che mi vede nella duplice veste di artista e produttore. Un ruolo che sento sempre più mio e che mi piace molto perché mi consente di scegliere con chi lavorare.  Ad esempio, in un brano presente nell’album suona gli archi Davide Rossi, collaboratore dei Coldplay.
 
La musica elettronica è legata alle novità tecnologiche. Pensi abbiano cambiato il mercato musicale? Pensi poi che i nuovi mezzi comunicazione impongano un modo diverso di fare e proporre musica?
Sicuramente, sarebbe sciocco non ammetterlo.  La sfida è quella di seguire e adattarsi ai cambiamenti. Penso per esempio alle campagne di crowdfunding che abbiamo promosso per sostenere la nostra attività, oppure all’autopromozione attraverso i social network. Sono tutti cambiamenti che portano verso una maggiore indipendenza dell’artista e, di conseguenza, a una maggiore responsabilità verso ciò che fai. Cambiamenti ai quali, però, non ci si può opporre. 
- SPAZI E LAVORI -
Foto di Alessio Felicioni