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Associazione Muses

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"Faccio cose, vedo gente". Con questa frase Nanni Moretti, in “Ecce Bombo”, dava il “la” a tutti quelli impegni inutili di cui è costellata la vita di alcuni falsi intellettuali o di coloro che si atteggiano alla socialità dell'ultima ora. Il progetto Teatrocose, dell'associazione Muses, invece, vuole proprio essere uno strumento per “fare cose concrete”, in grado di migliorare la nostra società portando in itinere nel Lazio un pizzico di creatività. L'obiettivo è portare il teatro e le sue multiformi rappresentazioni in carcere. Ma la praticità si innesta subito nell'idea, perché lo scopo è coinvolgere i detenuti nell'intero processo di realizzazione dello spettacolo, in ogni fase: dalla drammatizzazione alla regia, fino all'allestimento. Il focus, quindi, in questo caso non è tanto sul prodotto e sul salire fisico sul palcoscenico, ma sul processo e sulla pratica teatrale pre-palco, facendone uno spunto per apprendere, discutere, conoscersi, collaborare in un laboratorio creativo multiforme.

Il teatro, non a caso, è molto usato anche in psicologia per conoscere meglio gli altri e sé stessi, dando luce ad aspetti che spesso si è soliti lasciare in ombra, anche ingiustificatamente. Il fatto di evadere dal quotidiano permette proprio questo processo in estrema naturalezza. Ciò che l'iniziativa cerca di raggiungere è giocare con la propria identità, mescolando le carte in tavola, indossando quelle maschere sempre diverse che nel quotidiano siamo costretti a utilizzare - e che Pirandello citava non a caso nella sua poetica teatrale come “Il gioco delle Parti” - uscendo fuori dai propri ruoli e schemi per scoprirsi capaci di altro e far crescere anche la propria autostima. Muses opera nello specifico nel carcere di Cassino.

 

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