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Antonio Caccioppola

Antonio Caccioppola
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Foto di Antonio Barrella
Antonio Caccioppola
Antonio Caccioppola

«Il tuo corpo per la scienza è un progetto che nasce come esame universitario» inizia col dirmi Antonio Caccioppola, «mi sto laureando insieme a Sofia Paganessi e a Maria Luisa Ciafardini, mie collaboratrici, in un’esperienza che ci ha visto fianco a fianco nel corso dell'ultimo anno». 

A parlare è Antonio Caccioppola, che spiega come l’iniziativa costituisca una vera e propria campagna di sensibilizzazione incentrata sull'orientare la popolazione a donare il proprio corpo alla scienza dopo la morte.

Un atto di solidarietà estremo quanto necessario, il gesto di concedere se stessi alla fine della propria esistenza si trasforma anche in un contributo per sostenere la ricerca, così come un'occasione per migliorare la conoscenza della vita umana attraverso la formazione medico-chirurgica.

A chi si rivolge?

Per lo più alla fascia di gente compresa fra i 18 e i 50 anni e in special modo all'individuo comune, particolarmente attivo anche sui social media e dunque capace di veicolare il messaggio a sua volta, facendosene promotore.

«I campi concettuali principali su cui si poggia l'iniziativa sono essenzialmente tre» continua Caccioppola: «le idee di vita, di futuro e di speranza».

«Abbiamo inoltre optato per un tono generale non troppo sofferto, ovvero un'atmosfera che non si appellasse solo alla tristezza del lutto. Anzi. Prevale la laggerezza che tuttavia non è banalità. La nostra campagna è ironica e sarcastica ma senza mai esagerare».

Si capisce così ancora meglio la volontà di comparare persone comuni con i grandi di tutti i tempi. “Non devi essere un'icona per fare la storia” recita una delle frasi simbolo della campagna: ma si può giungere a un risultato personalmente storico donando il proprio corpo alla scienza, si può diventare eroici alla fine e con il gesto più memorabile.   

La storia è stata raccontata da Angela Bubba, scrittore.

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