SEGUICI SU
Indietro

ANTONELLA ABBRANCATI

ANTONELLA ABBRANCATI
ANTONELLA ABBRANCATI
Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
ANTONELLA ABBRANCATI
ANTONELLA ABBRANCATI

Esiste un luogo in cui gli abiti vivono seguendo regole proprie. Regole etiche, ecologiche e di riuso prendono una via diversa rispetto alle leggi di mercato. Una magica bottega che trasforma i rifiuti in risorse. L’ha creata Antonella Abbrancati, il cui marchio di fabbrica è “More”, acronimo di “Mix Originalità Riuso Etica”. L’intuizione scatta durante le ore di laboratorio in materia di ricerca sul Design per Eco-Sistemi presso l’Istituto Superiore Industrie Artistiche di Roma. Le chiedono: “Cosa faresti per risolvere il problema dei rifiuti tessili?” “Faccio già qualcosa sin da piccola - risponde la giovane designer. Trasformo i rifiuti in cose nuove e originali”. Ma lei fa molto di più. È vero, usa scarti e vari cascami di alta qualità donati da aziende tessili, li assembla in patchwork di fantasie uniche e irripetibili, rivivifica abiti che la gente non usa più. Ma al tempo stesso tira fuori dall’armadio dell’esperienza - nove anni di lavoro e tanti riconoscimenti - le sagge regole di una volta, riattualizzate. “Più sono andata avanti con la sperimentazione sartoriale, più ho preso consapevolezza che il semplice riciclo da solo non basta a risolvere il problema dell’accumulo”. Non parla tanto per parlare, Antonella. Crede veramente in ciò che dice e agisce di conseguenza. Stimola le persone che frequentano la sua boutique all’acquisto consapevole e crea per loro l’abito che definisce “su misura”. Si staglia sul corpo seguendo le caratteristiche fisiche e il gusto personale di ognuno, valorizza i punti di forza e maschera i piccoli difetti. “Un abito che ci sta bene e che ci fa stare bene nel nostro corpo, come una seconda pelle” è una sensazione esclusiva. E abbiamo bisogno di poco altro.

La storia è stata raccontata da Maria Teresa Sammarco, scrittrice.

- SPAZI E LAVORI -