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ANDRIY SHOROBURA

ANDRIY SHOROBURA
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Foto di Antonio Barrella
ANDRIY SHOROBURA
ANDRIY SHOROBURA

“Cosa vede in queste immagini?” chiede il medico sottoponendo al paziente un foglio con macchie speculari. Quello di Rorschach è il test psicologico che più di tutti - anche grazie alla sua rappresentazione in numerosi film - è entrato nell’immaginario di massa.

A partire da questo test Andriy Shorobura, giunto in Italia dall’Ucraina quando era ancora bambino, elabora la serie di illustrazioni “Rorschach per nativi digitali”. E nativo digitale lui lo è a pieno titolo, essendo nato nel 1992.

Le immagini, realizzate in maniera completamente computerizzata, sono serie geometriche estremamente evocative, subliminali.

«Lo scopo era utilizzare le più moderne tecnologie associate direttamente all'ipertrofica corteccia prefrontale», spiega Andriy «realizzando le più complesse geometrie adattate ai limiti della psiche quotidiana, per andare a stimolare emozioni e sensazioni che al giorno d'oggi si provano solo durante ritiri spirituali, uso di sostanze psicotrope, riti religiosi, stati di meditazione, sogno».

Alcune sono fermi immagine della creazione delle parti di un essere vivente, come la nascita, l'integrazione degli opposti, la danza delle cellule; altre invece potrebbero essere le primissime visioni dei più antichi organismi unicellulari comparsi sul pianeta «o magari i loro primi sogni» aggiunge Andriy. Immagini che, esattamente come quelle utilizzate per il test, stimolano la rievocazione di emozioni primitive che però processiamo, comprimiamo e raffiniamo rendendo la realtà che ci circonda più fruibile.

Un artista – anche se lui preferisce il termine “psiconauta” – influenzato dalla natura e dal post-modernismo, dalla fisica dei quanti passando per la geometria sacra, quella disciplina che a livello inconscio ci racconta del senso profondo che si nasconde dietro la nostra esistenza.

Le sue grafiche sono infatti il frutto di un’attenta riflessione sulle sottili sfumature tra ciò che chiamiamo vivente e non vivente.

La storia è stata raccontata da Chiara Sfregola, scrittrice.

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