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ALESSANDRO ACCIARINO

ALESSANDRO ACCIARINO
ALESSANDRO ACCIARINO
Foto di Antonio Barrella
ALESSANDRO ACCIARINO
ALESSANDRO ACCIARINO

«Mi piace molto camminare, soprattutto la notte. In passato mi è capitato spesso di andare in centro e fare il giro dei vicoli, scavalcare qualche ringhiera per vedere gli scavi archeologici di notte senza nessuno, leggere tutte le targhe commemorative che incontravo. Sono molto curioso e l’insonnia aiuta queste pratiche».

Alessandro Acciarino cammina e si guarda attorno alla ricerca di dettagli magari ignorati sino a quel momento (una finestra, nuove geometrie, il soffitto di legno scorto dalla finestra di una casa)

Il progetto H501 ci suggerisce che forse Alessandro Acciarino si guarda attorno anche quando sta fermo, quando guida o corre per prendere un mezzo, sempre.

H501 nasce un po’ per gioco e un po’ per provare una tecnica di rappresentazione. Prima viene la scelta dell’edificio, la campagna fotografica e la selezione della foto che diventerà base per l’immagine. Dopo aver barato con proporzioni e prospettiva, se soddisfatto manda l'immagine alla compagna Lavinia, che è quanto di più lontano esista dall'essere una professionista della comunicazione visiva, ma se piace a lei significa che va bene.

Il primo esperimento ha avuto per oggetto il principale monumento del suo quartiere, a Roma Sud. Una composizione geometrica in acciaio corten alta 4 metri, sita al centro di Piazza Cina e ribattezzata “Tetano” dagli abitanti del quartiere (e da una scritta a bomboletta che campeggia sulla struttura).

Sono seguiti i disegni sul centro idrico di Palpacelli, il ponte Morandi alla Magliana, il Kursaal a Ostia e molti altri: «Come fosse una guida turistica per monumenti casuali, cercavo nei vari brani di città quegli edifici che erano diventati Icona del territorio non per una volontà diretta del progettista, ma per la manifesta assenza di elementi che caratterizzassero il quartiere, quasi a materializzare la volontà di identità del quartiere in un qualcosa di tangibile».

La storia è stata raccontata da Ginevra Lamberti, scrittrice.

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