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ALBULA

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Foto di Antonio Barrella
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Parlare con chi si è da poco inserito nel mercato della creatività non è sempre un bagno di ottimismo: è un mercato “stretto”, spesso con poche opportunità e sporadiche possibilità di guadagno. In un certo senso, è una gara di resistenza nervosa ed emotiva. Le eccezioni però ci sono e tante ne trovate in questo volume. Incontrare Deltastudio, ad esempio, è stata un’esperienza elettrizzante.

Dario Pompei, Valerio Galeone e Saverio Massaro sono tre architetti, più o meno trentenni, già in grado di sostenere la loro voglia di innovare in un mercato insidioso, reduci da un 2016 incredibile. Tanto per iniziare sono stati finalisti allo YAP MAXXI 2016 con “Albula”, un dispositivo urbano interattivo, pragmatico e visionario. Avete presente i barconi sul Tevere, quelli con quel grande mulino laterale che compaiono nelle foto color seppia? Grazie alla forza cinetica dell’acqua producevano energia per la città. Perché, decenni dopo, non restituire il favore?

Il Tevere è la presenza più ingombrante e ignorata di Roma, città di cui è il simbolo dimenticato: sporco, inutilizzato, non balneabile. Albula, partendo da questa crisi — approccio tipico di Deltastudio —, porta il Tevere nello spazio pubblico della piazza e propone ai visitatori di dare il proprio contributo per recuperare “il biondo”. Come l’acqua passando per le pale del mulino donava energia alla città, così le persone, giocando, vivendo, passeggiando attraverso Albula, generano l’energia con la quale l’acqua viene depurata, passando nelle sacche ricolme di piante e forme di vita in grado di eliminare gli inquinanti. Il risultato è una macchina ludica che crea consapevolezza nei confronti del mondo acquatico e delle risorse naturali da recuperare e valorizzare.

Come a sottolineare lo spirito comunitario di Albula, il progetto è stato distribuito in Creative Commons: chiunque — e in qualsiasi parte del mondo — potrà contribuire a renderlo reale.

La storia è stata raccontata da Nicola Ingenito Andrea Pergola, scrittore.

 

 

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