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A horizon falls, a shadow

A horizon falls, a shadow
A horizon falls, a shadow
la prima personale italiana di luis felipe ortega
A horizon falls, a shadow
A horizon falls, a shadow | la prima personale italiana di luis felipe ortega

Il Macro Testaccio ospita la prima mostra personale in Italia dell’artista messicano Luis Felipe Ortega, che ha rappresentato il Messico alla 56.a Biennale di Venezia. Un cospicuo numero di opere, tra video, fotografia, installazione, disegno, dà conto del procedere multimediale dell’artista.

Il tema dello sguardo, dell’“esercizio dell’osservazione”, come dichiara l’artista, è centrale nel suo lavoro che necessita di un’attenta, prolungata visione.
 
Se in Horizons (2013 - 2017) il lapis compone le tonalità diverse di un orizzonte, di uno spazio reale quanto mentale, in Looking trougth something that appears to be oneself (2014) il visitatore è invitato a rispecchiarsi nei minimi frammenti del reale, fotografati.
 
Nel video Altamura (2016) le immagini di un paesaggio, accompagnate dalle voci di poeti, scrittori filosofi, scorrono lentamente quasi come fotogrammi e hanno la qualità dei frammenti temporali. Dal sottile legame che nel corso del tempo ha intrecciato anche con altri autori prende forma Double Exposure (Expanded) (2012-2017). Ovvero la rivisitazione di Flowers, il libro d’artista di Fischli & Weiss, così come il video Remake  realizzato nel 1994 con Daniel Guzman, un rievocazione ante litteram di performance di Bruce Nauman, di Terry Fox, di Paul McCarthy.
 
La mostra A Horizon Falls, a Shadow è corredata da un catalogo che ospita il testo della curatrice Lucilla Meloni, un intervento della scrittrice messicana María Virginia Jaua e una conversazione tra Luis Felipe Ortega e Claudio Crescentini.
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